APPROFONDIMENTI
In questa pagina, puoi esplorare una raccolta delle diverse prospettive, approcci e metodologie che informano il mio lavoro nel campo della consulenza e del benessere
"Tu sei l'unico potere operante nella tua vita, crei la tua realtà."
Anonimo
Il counseling professionale ha come obiettivo il miglioramento della qualità di vita della persona, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Offre uno spazio di ascolto in cui si esplorano le difficoltà legate a processi evolutivi, fasi di transizione o stati di crisi, agevolando le scelte e il cambiamento. In particolare, con l’approccio sistemico-relazionale il counselor inquadra il sintomo o ciò che affligge la persona nel contesto di appartenenza ovvero la rete di legami personali, sociali e culturali − dal sistema famiglia al sistema coppia, dall’habitat lavorativo a quello amicale − in cui l’individuo è inserito dalla nascita. Il fine dell’approccio sistemico-relazionale è comprendere la funzione relazionale del sintomo e individuare nuovi modi e strategie per rapportarsi con il sistema di appartenenza, partendo dai vissuti personali. La sua funzione è quella di apportare un rinnovato benessere soggettivo e sociale.
Siamo esseri composti di una molteplicità di parti: maschere, forme di identità o falsi sé che interagiscono costantemente dentro di noi e con gli altri. Quando alcune di queste parti risultano difficili da gestire, attraverso un conflitto, un malessere interiore o un evento traumatico, non possiamo semplicemente disfarcene o ridurle al silenzio, ma al contrario dobbiamo imparare a conoscerle, ascoltarle, dialogare.
Così come ci sono molteplici parti, allo stesso modo ognuno di noi racchiude nel proprio nucleo più profondo un unico Sé, dotato di risorse e qualità come la curiosità, la calma, la fiducia, la compassione, la creatività, la chiarezza, il coraggio e soprattutto la connessione con le intuizioni e l’ispirazione creativa. Questo Sé profondo ed essenziale rappresenta chi siamo veramente, al di là delle influenze esterne e delle maschere che possiamo indossare nella vita quotidiana. Non appena gli viene fatto spazio, si fa avanti ed è in grado di condurre la nostra vita da una prospettiva più centrata e consapevole.
Attraverso l’approccio sistemico-relazionale, il singolo individuo può lavorare su sé stesso e sull’integrazione delle sue parti, intese come aspetti di sé che vorrebbe eliminare o modificare, oppure che rifiuta perché teme possano essere giudicate dagli altri. Trasformando la relazione con sé stesso e le sue parti, può sciogliere i nodi problematici aprendosi in questo modo ad un percorso di crescita personale.
“Combattere il sintomo è fonte di una frustrante sconfitta, conviene piuttosto negoziare
con esso per farne il proprio mentore della trasformazione. “Pasquale Busso
Il concetto di resilienza si radica negli studi sulla vulnerabilità e sugli eventi vissuti drammaticamente.
Lo spazio generativo che si manifesta dopo un evento drammatico, di solito comporta un prezzo alto da pagare: in un primo momento si muore, per poi rinascere e uscirne rafforzati. La resilienza non è il mito dei supereroi e non corrisponde nemmeno alla felicità, la resilienza genera forza attraverso la sofferenza e la vulnerabilità. In una metafora, irradia raggi di luce che gradualmente portano al diradamento e all’integrazione delle ombre troppo scure. L’esperienza dolorosa rimane vissuta, iscritta, non viene omessa: piuttosto avvia, attraverso il dialogo, quel cammino iniziatico che cambia i paradigmi e i parametri del proprio essere. Nella prospettiva trascendentale si delinea un senso, uno scopo al di là di sé stessi, si intravede consolazione e speranza, chiarezza e consapevolezza, si invita ad accettare ciò che non è possibile cambiare. E così, come l’ostrica a contatto con l’impurità, genera nuova forma nella perla, allo stesso modo l’uomo in ogni sorte avversa trova un invito a creare sé stesso.
“Il limite e la fragilità dell’io dovrebbero essere collocati allo stesso livello della
dignità.”Pasquale Busso
Uno dei tratti distintivi del movimento umanistico esistenziale e del movimento transpersonale è l’esplorazione della coscienza nella sua totalità, compresa la dimensione spirituale: in particolare, la spinta all’autorealizzazione, le meta- motivazioni come l’altruismo, l’amore e la compassione, l’autenticità, la creatività, l’intuizione, le esperienze psichiche che trascendono lo spazio e il tempo, fino alle esperienze mistiche e di risveglio (illuminazione), tramandateci nei secoli dalle culture, e variamente definite come estasi, coscienza cosmica, esperienza oceanica, Nirvana, Satori, Samadhi, beatitudine ecc.
L’approccio transpersonale, in altre parole, assume come schema di riferimento la visione olistica, ecologica e sistemica della vita: supera la soglia convenzionale della maturità psicologica, facendo proseguire lo sviluppo individuale verso un’ulteriore espansione dell’io all’interno di una più alta e ampia identità. La radice latina “trans”, del resto, significa oltre, quindi oltre “la persona”, la maschera sociale, il sé ordinario, il personale. Lo sviluppo individuale viene quindi inquadrato oltre l’adattamento e la soddisfazione egoistica dei bisogni, per raggiungere la capacità di incarnare amore senza condizioni e comprendere più in profondità il senso dell’esistenza, ponendosi come traguardi le esperienze di picco della coscienza anche dette peak experience e l’autorealizzazione. Si tratta di un percorso di trasformazione che – passando attraverso le avversità̀, il trauma e la ferita, – conduce all’incontro con il trascendente e rispecchia il presupposto per cui l’intelletto, oltre un certo livello, non fornisce più soluzioni.
L’attenzione dell’approccio transpersonale allora viene indirizzata alla trascendenza dell’io inteso come ego e completa identificazione con la forma dell’identità, ovvero corpo e mente condizionati da tutto ciò che abbiamo vissuto attraverso gli imprinting esterni. Con l’obiettivo di condurre la persona verso la percezione del sacro nella vita quotidiana e risvegliare stati superiori di coscienza.
La psicologia transpersonale subisce inoltre una forte influenza da parte delle più recenti acquisizioni della fisica moderna e della biofisica ed è in stretto rapporto con la sociologia e l’antropologia. Si inserisce nella visione delle neuroscienze e delle moderne scoperte scientifiche, in particolare quelle
relative a neuroplasticità ed epigenetica, che evidenziano gli effetti psico-neurobiologici attivati nel cervello quando intuizioni ed esperienze delle dimensioni spirituali possono realmente generare benessere e favorire lo sviluppo di un più elevato potenziale umano, dissolvendo sofferenza e disagio.
“Amore inteso come qualcosa che è ben più di un sentimento. Uno spazio in cui non c’è più un me o un te. Amore come capacità di donare senza attendersi necessariamente qualcosa indietro e diventare capaci di ricevere un dono senza sentire l’obbligo di ricambiare.”
F. La Bruna
L’Advaita Vedanta è una delle scuole filosofiche più eminenti della tradizione vedica indiana, nota anche come disciplina della non dualità. Secondo questa corrente metafisica l’essenza ultima della realtà è la non dualità assoluta: non esiste alcuna separazione tra il sé individuale e l’assoluto universale, la nostra vera identità quindi va ben al di là della mente e dell’ego temporaneo che essa crea. Questa prospettiva implica che tutto ciò che esiste è un’unica coscienza o realtà fondamentale, una struttura alla quale siamo sempre connessi come a un unico sé.
L’Advaita Vedanta vede l’universo in continuo divenire, impermanente e mutevole, mentre l’Assoluto, il substrato che lo sottende, è costante e permanente. Questa illusoria percezione del divenire è attribuita all’identificazione con le forme manifeste, che rende inconsapevoli e separati dalla vera realtà perché crea l’illusione del mondo relativo e rende l’essere umano come il prigioniero della caverna del mito platonico, lontano dalla luce e immerso nelle ombre mutevoli di una pseudo realtà.
Da un certo punto di vista, questa filosofia può rappresentare un punto di convergenza tra il mondo spirituale e la scienza, in particolare la fisica del ventesimo secolo con le sue relazioni tra massa, frequenza e energia. Queste relazioni, formalizzate in equazioni da Planck e Einstein, suggeriscono che tutta la struttura dell’Universo sia un’unità che si manifesta come una molteplicità (energia, massa, onde, eccetera). Una visione coerente con quella dell’Advaita, in cui ogni cosa esiste come risultato della manifestazione dell’Unità, onnipresente, onnisciente e onnipotente. In sintesi, essa proclama che la realtà ultima è senza forma, eterna e unitaria, e invita gli individui a superare l’illusione della dualità per realizzare la propria identità intrinseca con l’Assoluto.
“Fiorire nel tuo vero Essere è anche radicarsi nel fango della propria oscurità e essere in grado di trovare anche lì tutto il nutrimento di cui si ha bisogno.
L’amore include ogni cosa.”Shakti Caterina Maggi
In passato la scienza descriveva l’essere umano come una macchina da sopravvivenza azionata in gran parte dai processi chimici e dal codice genetico. E il cervello, sede della consapevolezza, veniva considerato un organo immutabile incapace di modificarsi, mettendo in gioco l’importanza del prodotto psichico della mente. In questo scenario, l’uomo è essenzialmente isolato dal suo mondo e la sua mente è isolata dal suo corpo. Il tempo e lo spazio sono ordini finiti e universali. Nulla viaggia più velocemente della velocità della luce…
Oggi invece la scienza ci dice per esempio, con un netto cambio di paradigma, che la comunicazione nell’universo non accade nel regno visibile di Newton, ma nel mondo sub-atomico, il regno dei quanti. Le cellule e il DNA comunicano attraverso frequenze d’onda; il cervello costruisce la sua registrazione del mondo attraverso onde pulsanti. Ed esiste una sottostruttura che impernia l’Universo e che è un mezzo di registrazione di tutto, una matrice che sottende la materia in cui le leggi spazio-temporali non esistono più, una memoria collettiva, che fornisce ad ogni cosa gli strumenti per comunicare col tutto ovvero l’Etere. Gli individui sono indivisibili tra loro (entangled) e dal loro ambiente.
Non solo. Con la consapevolezza, gli esseri umani acquisiscono poteri incredibili: possono guarire sé stessi, il mondo e, in un certo senso, renderlo come vogliono che esso sia. Alla luce delle attuali conoscenze e sperimentazioni, l’individuo non è più una “macchina leggera” come lo definiva Cartesio bensì un Sistema Informativo Integrato.
La fisica quantistica ci dice che il mondo esiste in base a chi osserva, non c’è nessuno nel cervello, la coscienza che guida ci veicola, ciò che avviene dentro di noi crea la realtà fuori di noi, le persone influenzano il mondo che vedono. Il livello di verità più profonda è unità, a livello subnucleare profondo noi siamo una cosa sola. Ad oggi, la scienza ci fornisce una vasta gamma di studi, equazioni, modelli e interpretazioni che suggeriscono evidenze interessanti di possibili connessioni tra le particelle della meccanica quantistica e la coscienza umana.
“Gli oggetti che percepiamo non sono altro che forme addensate di un’energia vibrante priva di massa, e la materia è il riflesso di interazioni di forze. Tutto è energia, tutto ciò che esiste ha un’essenza identica, comune. Tutto è Uno. Tutto è Etere, un’energia sottile, onnipresente, onnipervasiva e cosciente.”
F. La Bruna
La fine dello scorso millennio è stata contraddistinta da scoperte scientifiche in campo cognitivo di rivoluzionaria importanza. Per citarne solo alcune, quelle di Eric Kandel che vinse il Nobel per aver dimostrato che l’apprendimento può attivare geni in grado di modificare la struttura neurale del cervello (neuroplasticità), il completamento del Progetto Genoma Umano, le nuove evidenze sul Sistema Nervoso Centrale e i neuroni a specchio, la teoria polivagale, la neurocardiologia e la coerenza cardiaca. In altre parole, le nuove frontiere delle neuroscienze.
Il secolo in corso ha dato il via a una serie impressionante di studi nel campo della neuroplasticità e dell’epigenetica. Tutto ciò in cui siamo immersi, che fa parte della nostra realtà sia biologica sia ambientale, può infatti generare l’apertura o la chiusura di milioni di interruttori sul DNA, interferendo in questo modo sulla nostra salute fisica e mentale. Ad esempio, è stato scoperto che anche le emozioni lasciano tracce sulla molecola del DNA e che queste tracce sono trasmissibili in certe condizioni alla discendenza della persona oppure possono sparire completamente.
Il fenomeno che agisce e genera una modificazione attraverso l’unità mente-corpo è la neuroplasticità o “plasticità cerebrale”: la capacità del cervello di ristabilirsi a seguito di lesioni e, dunque, recuperare la propria attività ristrutturandosi. Questa abilità del cervello non è solo una conseguenza adattiva a un danneggiamento, ma include anche le modificazioni in risposta all’attività e all’esperienza mentale, come i fenomeni di apprendimento relativi a situazioni sconosciute, all’interno dei quali il cervello continua a svilupparsi e cambiare, adattandosi agli eventi di vita, è la proprietà che consente al cervello di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta ad esperienze sconosciute.
La scienza infatti ci dice che il fenomeno si verifica anche attraverso i processi mentali, come l’attenzione, l’interazione, il contatto visivo e vocale attivi tra due individui. Dunque, mediante questa connessione attiva, il sistema neuronale nel cervello del terapeuta provoca un effetto indiretto sul sistema neuronale nel cervello del paziente; e molto probabilmente viceversa. Una buona connessione di interrelazione in un setting di counseling o di altra pratica nella relazione di aiuto, può generare nel tempo cambiamenti stabili.
La ricerca conferma quanto la neurogenesi (la creazione di nuovi neuroni) sia il fondamento per una condizione psicofisica ottimale dell’individuo. La scienza non è ancora in grado di generare/attivare questo fenomeno intenzionalmente nella persona. Ma un ambito importante in cui è stato possibile evidenziare, da un punto di vista scientifico, l’attivazione di questi cambiamenti celebrali sono gli studi di alcune pratiche psico-corporee come lo yoga, il tai chi, il qi gong, incluse le tecniche di rilassamento, respirazione cosciente e soprattutto la meditazione e la Mindfulness. Le evidenze delle più recenti ricerche scientifiche dimostrano che gli effetti di queste discipline, se praticate costantemente, sostengono i processi cognitivi- comportamentali e le capacità di autoregolazione, promuovendo benessere e guarigione.
“Il compito delle neuroscienze è di spiegare il comportamento in termini di attività del cervello. Come milioni di cellule nervose producano un comportamento, e come queste cellule possano essere influenzate dall’ambiente, l’ultima frontiera della scienza della mente, la sua ultima sfida, è capire le basi biologiche della coscienza e i processi mentale attraverso cui noi percepiamo, agiamo e ricordiamo.”
Eric Richard Kandel